“La terapia, o l’analisi, non è soltanto qualcosa che avviene tra psicoterapeuta e paziente, è, anche, un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle percezioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.”
James Hillman
La Psicologia Analitica
La psicologia analitica presuppone che la nostre Psiche sia caratterizzata da due dimensioni in interazione tra di esse: il Conscio, tutto ciò di cui abbiamo esperienza diretta e di cui siamo consapevoli, e l’Inconscio, tutti i contenuti che non hanno mai raggiunto il livello di coscienza, o che hanno perso potenza e sono caduti nell’oblio o infine, che sono stati rimossi perché non compatibili con la coscienza. Per accedere alla dimensione dell’Inconscio si possono usare diversi canali, tra cui il Sogno, “un ponte tra il conscio e l’inconscio”, dove le due realtà comunicano tra di loro attraverso un linguaggio simbolico carico di immagini, colori, suoni, incontri, eventi, e dove, contemporaneamente, si sperimenta un senso di estraneità ed intima appartenenza. Il sogno, oltre a favorire l’integrazione tra il conscio e l’inconscio, agisce una funzione di svelamento e di avanzamento nello stato di coscienza dell’individuo.
La Psicoterapia Analitica come Viaggio
La psicoterapia analitica è un “percorso” e condivide molti aspetti con l’esperienza del viaggio: può nascere come un bisogno che, ad un certo punto, non può più essere ignorato e deve essere affrontato anche senza avere in mente una meta ben definita, oppure altre volte si rende necessario perchè emergono fatiche e risorse impreviste durante quella che si pensava fosse un’esperienza di vita ben programmata. Nella terapia, come nel viaggio, “ci si porta a casa” l’esperienza di una modalità nuova e diversa di vivere, non sperimentata nel passato.
Iniziare un percorso di psicoterapia analitica è come intraprendere un Viaggio alla Scoperta di Sè. La psicoterapia è la graduale scoperta che il racconto che hai sempre fatto a te stesso può nascondere prospettive più vaste. Irvin Yalom, psichiatra e psicoterapeuta statunitense, scrive che “una ‘buona’ terapia condotta con un ‘buon’ paziente è fondamentalmente un viaggio avventuroso alla ricerca della verità”.
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Konstantinos Kavafis

Il Viaggio dell’Eroe
Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, suggerì che i racconti mitici dei viaggi iniziatici, come quello di Ulisse verso Itaca, possono essere riletti come espressioni simboliche di un processo di trasformazione psichica che tutte le persone esperiscono durante la loro vita. Jung definì questo processo come il viaggio dell’eroe o “processo di individuazione” e lo immaginò caratterizzato da una successione di tappe. Ogni passaggio è simboleggiato da un Archetipo, una figura chiave che ricorre nei miti e nelle fiabe e che rappresenta una precisa modalità di relazione col mondo e di esperienza umana.
Nella fase iniziale dei “Preparativi” è necessario “strutturarsi” per imparare a vivere nella realtà in cui si è immersi: si dovrà acquisire la fiducia in sè e nel mondo (archetipo dell’Innocente), autonomia e senso pratico (l’Orfano), coraggio e intraprendenza (il Guerriero), rispetto di sé e degli altri (l’Angelo Custode).
Quando si è pronti a incontrare il proprio destino e ad entrare in contatto con ciò che non si conosce, inizia il “Viaggio”. Quando si prova un’inspiegabile insofferenza verso il conosciuto e l’ordinario e il desiderio di qualcosa di nuovo, si riesce ad allontanarsi dai propri binari, ad esplorare la vita nei vari aspetti di luce e ombra, a cercare qualcosa di ineffabile e ad aspirare a qualcosa che ci trascende (il Cercatore). Quando si realizza che “io sono ciò che amo, e amo ciò che sono” si impara ad instaurare relazioni d’amore con gli altri (l’Amante), a interrompere le relazioni che non funzionano, a sbarazzarsi dei modi di pensare e di essere non più confacenti alle proprie esigenze, a lasciare andare tutte le cose a cui si è attaccati, a destrutturarsi da tutti gli schemi, le regole e i condizionamenti (il Distruttore) e, infine, si inizia a prendere coscienza della propria parte di responsabilità nel dirigere il proprio destino e si impara a creare quello che veramente si vuole con autenticità (il Creatore).
Il “Ritorno” è il ritorno a se stessi, la costruzione del proprio regno così come lo vuole la propria anima: significa compiere il proprio destino, realizzare tutte le potenzialità che ci sono state date, metterle a frutto per noi e per gli altri, trasformare la realtà cambiando la coscienza e creare un campo di energia positiva in grado di realizzare i desideri e le aspirazioni (il Mago), prendersi la responsabilità della propria vita e sostenere la necessità del sacrificio (il Sovrano), sviluppare la consapevolezza che la realtà è un’illusione e la capacità di andare oltre alla propria visione personale (il Saggio), senza perdere la capacità di godere pienamente della vita e prendere ogni cosa come un gioco (il Folle).
La vita è un gioco, a volte doloroso. Quando si supera la paura del dolore, la vita può essere celebrata e abbracciata attimo per attimo.